mercoledì 18 ottobre 2017

NARCO3IUM

a short story - tempo di lettura 20 minuti


NARCO3IUM

Non mi sento per niente bene. Ieri sera ha cominciato ha colarmi il cervello dal naso, o almeno credo. Mi sembrava di avere il cranio sul punto di implodere. Resto steso nel letto sperando in un sonno narcotizzante ma niente da fare. Il buio non sembra più così buio, non manca molto all'alba, o almeno credo. Strappo un lungo pezzo di carta igienica e mi ci soffio il naso dicendomi "adagio... adagio...", mentre provo a liberarmi, ma c'è qualcosa che me lo impedisce. Ho la sensazione che nella scatola cranica vi sia una sorta di sottovuoto. Penso che potrei farmi un buco in testa per far entrare un po' d'aria, così poi uscirebbe tutto per bene. Sragiono. Sorrido di questo mio delirio mentre guardo nella palla di carta igienica: non è muco, ha più la consistenza del midollo. Nei grumi più grossi ci sono dei filamenti, sottili come capillari, che rilasciano un fluido rosato: sangue? Me ne dovrei preoccupare? In bocca sento un gusto metallico, come di rame. Chiudo gli occhi ed immagino un sottile filo di rame che arrotolandosi su se stesso sta lentamente prendendo il posto di ciò che era il mio cervello. Senza un cervello avrò ancora una coscienza delle cose?, avrò la capacità di percepire i sapori? Avrò memoria degli odori, dei colori, dei suoni? Rame, metallo, lamiere d'acciaio, ormai la mia realtà è questa: carne, sangue, ossa e unghie non fanno più parte di me. Meno di una settimana fa ho perso i capelli. Tutti. Non posso nascondere di essermi preoccupato e anche parecchio. Il giorno stesso ho marcato visita e ho fatto domanda per una scansione completa all'ambulatorio di salute distrettuale.
"Non si preoccupi, non c'è niente di fisiologico. La scansione dei tessuti non ha evidenziato nulla di irregolare a livello dermico, e anche più in profondità è tutto a posto. É solo stress, sa quanti ne vediamo messi peggio di lei? Torni al compartimento e non ci pensi. Le do delle piastrine sublinguali, ma le prenda solo se si sente proprio sul punto di saltare: non si abitui a tirare avanti con 'sta roba se no finisce che non se ne tira fuori più! Lei è in questo distretto correzionale per recuperarsi e noi siamo qui per aiutarla! E si ricordi di sorridere ogni tanto!".
Sorridere!?! Non so perché ma non mi sono sentito per nulla tranquillizzato. Quando li assegnarono agli ambulatori di salute distrettuale gli scanner erano già roba sorpassata. Non li avrebbe voluti nemmeno un veterinario. La scansione mi aveva talmente rassicurato che prima di sera mi ero già ciucciato tutte le ventiquattro piastrine... se solo ne avessi qualcuna anche adesso!
Vado ad imboscarmi nella bind-zone, dietro al cesso, l'unico angolo di tutta la stanza non coperto dal videocontrollo, tanto di sistemi per sorvegliarci ne hanno ben altri. Ho una fitta tremenda all'attaccatura del naso. Premo forte con le dita sugli occhi, come se spingerli dentro le orbite potesse darmi un qualche sollievo. Sono inginocchiato a terra con la testa incassata tra le ginocchia. La posizione di un feto nel grembo materno. L'alfa e l'omega. L'inizio e la fine. Arriviamo in questo mondo espulsi in un fiotto di fluidi corporei. Ce ne andiamo quindi allo stesso modo? Trasudando olio minerale?

Ad un certo punto della mia esistenza mi ero convinto che non sarei mai invecchiato. Me ne sarei andato prematuramente, quasi certamente vittima di un incidente stradale. Quegli scooter erano dannatamente belli e maledettamente veloci! Agli inizi del secolo scorso dalle fabbriche uscivano scooter dall'aspetto molto più avveniristico delle automobili della stessa epoca, mezzi che sembravano usciti da un film di fantascienza. Carenati, dalle linee filanti, facili da usare e molto costosi erano presto diventati una sorta di status symbol, ma con il traffico automobilistico sempre più caotico la loro diffusione fu esponenziale. L'evoluzione fu costante e rapida. Quando gli idrocarburi furono messi al bando li fecero prima ibridi e poi elettrici. Dopo qualche anno cominciarono a circolare i primi scooter a idrogeno, belli, belli e veloci, troppo veloci! Fu in quel periodo che cominciai a dubitare del fatto che sarei invecchiato serenamente: farli andare era semplice, bastava dare gas, ma guidare uno scooter è un'altra cosa. Io lo scoprii per caso, come quelle cose che uno non cerca perché non sa di averne bisogno, ma poi quando le trova non riesce più a fare a meno...

Deglutisco ciò che le narici non riescono ad espellere. Uno spasmo di gola e la mia lingua va a schiacciare contro il palato qualcosa di duro, estraneo: ho perso un dente, o almeno credo. Apro la bocca. Invischiato nel muco ne casca fuori un dado inox del tredici! Ne sento altri che vagano sciolti in bocca, deglutisco e mando giù tutto. Non so spiegare perché ma sento che ne ho bisogno. Mi sorprendo di come nonostante tutto io sia ancora in grado di razionalizzare quello che mi sta accadendo. "La scansione dei tessuti non ha evidenziato nulla di irregolare...". Bravi! Raccontatelo a qualcun altro! Io sono qua che perdo i pezzi e loro: "...la scansione dei tessuti non ha evidenziato nulla...". Non provo ne rabbia ne preoccupazione, sono solo stupito dalla piega che hanno preso gli avvenimenti, del modo in cui si sta concludendo la mia esistenza. Il dolore che provo dentro alla testa è tale che ormai non lo sento più. Con il pollice e l'indice provo a stringere la radice del naso, ma non ci riesco. La cerco tra i miei occhi ma non li trovo, i miei occhi non ci sono più. In mezzo alla mia fronte c'è un unico occhio molto più grande del normale. Mi sforzo per cercare di immaginare il mio volto devastato. La stanza è investita da un fascio di luce che sgorga direttamente dal mio nuovo occhio: “Ma che cazzo mi sta succedendo?”.

...ai tempi frequentavo l'accademia di formazione e condividevo la stanza con  uno studente di paleoinformatica, collezionista di siti Web d'epoca. Aveva scatole piene di hard-disk, pendrive e memory-stick dove erano archiviati milioni di pagine Web, alcune risalenti a più di un secolo prima. Cominciai a visionarne qualcuna per curiosità. Erano vecchie pagine flat, affascinanti con quel look bidimensionale un po' retrò, le olografiche sarebbero arrivate solo molto più avanti. Finii per perdermi leggendo i messaggi di una chat room i cui frequentatori erano una sorta di confraternita che condivideva la passione per un vetusto mezzo di locomozione a due ruote risalente alla seconda metà del '900, la Vespa, di fatto l'antenato di tutti i motocicli del genere scooter. Trascorsi intere nottate a leggere tutto quello che passava sul virtual screen della mia unità. Storie di viaggi e di fumosi motori a scoppio che grippavano, di frizioni che bruciavano e paraoli che si sbriciolavano, ma anche storie di incontri e di amicizia. Racconti che mettevano i brividi sulla pelle, risalenti ad un epoca in cui, senza che ancora lo sapessero, erano già nel pieno del Conflitto Globale che tutt'ora sconvolge il pianeta...

Sono steso a terra, la guancia appoggiata al pavimento e non riesco più a muovermi coscientemente. Quando le convulsioni mi squassano sento un rumore che non mi appartiene, come di un pesante bidone di ferro trascinato. Sento il mio torace schiacciato da una forza immane che lentamente cerca di appiattirmi il tronco. A fatica, ma riesco ancora a respirare. Ci sono cavi di acciaio trecciato che scorrono inguainati all'interno dei miei vasi principali. Mi inarco all'indietro, sento la colonna vertebrale tendersi all'inverosimile con una serie di colpi secchi in successione. Vedo una cosa incomprensibile riflessa nella vetrata in fondo alla stanza e quella cosa incomprensibile sono io, ma lo capisco solo un attimo prima che una forte convulsione mi ribalti in una rumorosa torsione che mi impedisce di continuare a vedermi in quello stato. Sorrido. Il mio torace (torace?) ora è piatto come quello del pupazzo di un cartone animato investito da un rullo compressore e nonostante tutto ho ancora voglia di sorridere: perché?

... tanto per cambiare un cookie malandrino doveva aver reso noto a chissà chi il modo in cui trascorrevo le mie serate online. Fu così che dopo la mia navigazione nella preistoria del Web mi giunse un messaggio con mittente anonimo. Un messaggio non molto diverso dallo spam che intasa le mailbox, tutta roba che di solito cestino subito, ma quella volta, non so perché, non lo feci. Nulla succede per caso. Non solo non cestinai quel messaggio ma lo aprii e incuriosito cliccai su quella strana icona. Mi trovai a navigare all'interno di un oscuro livello del deep web dove nessuno aveva un'identità ben definita, ma non ci misi molto a capire che ad oltre cinquant'anni dalla messa al bando degli idrocarburi c'era online qualcuno che coltivava la passione per i motori a due tempi. Una fratellanza che in barba alla legge manteneva in efficienza e girava clandestinamente su veicoli risalenti al precedente millennio! Mi fecero mille domande per sincerarsi della mia affidabilità. Riguardo la mia competenza fu subito chiara a tutti la mia totale ignoranza. Penso di essere riuscito a far colpo su di loro grazie alla passione e all'entusiasmo con cui raccontavo la straordinaria sensazione di libertà che provavo andando a spasso sul mio HydroGenTronic. Li impressionò il fatto che con il mio scooterjet ci andassi in giro per il solo piacere di muovermi, cosa rara in un mondo dove ormai  tutto viaggia online, dalla spesa alle amicizie, e la gente si sposta fisicamente solo se non può proprio farne a meno. Io e quei ragazzi eravamo tra i pochi esseri umani che ancora provavano piacere per l'andare in giro fine a se stesso, senza una meta. Fu così che il sottoscritto, possessore di un veicolo a cella di combustibile fatto di ceramica e fibra composita, finii chissà come in mezzo ad un gruppo di esaltati, fans della lamiera e della miscela al 2%...

Quanto tempo sarà passato? Le braccia mi si sono rattrappite, ripiegate strettamente, con l'avambraccio che ora è quasi tutt'uno con il bicipite. Le spalle sono come bloccate, con ciò che resta delle braccia aperto a T. Dai gomiti spunta l'abbozzo di una protuberanza nera e gommosa, di forma cilindrica, e parallelamente è uscita una corta asta ricurva di alluminio. Sarebbe divertente farla adesso una scansione dei tessuti per vedere se è tutto a posto, se per sentirmi meglio mi basterebbe davvero soltanto sorridere un po' di più! Non provo dolore, la fase acuta sta passando e da qui in poi sento che sarà tutto più facile. Sono pervaso da uno stato di serena euforia. Il mio corpo, il corpo con cui fino ad oggi ho vissuto non c'è più, è devastato, ma non mi sono mai sentito così sereno.

...fu solo dopo mesi di frequentazione virtuale che ricevetti un messaggio olografico criptato che una volta decodificato mi rivelò le coordinate di quello che era un vero e proprio invito: Tue/07.30pm/GMT+1 GPS 45°28’10  9°10’49. Il loro luogo di ritrovo clandestino era nei meandri di un autosilo sotterraneo multipiano, abbandonato da anni a causa dell'allagamento dei livelli più bassi. Quel posto lo chiamvano "il maniero", accanto infatti c'erano le rovine di un vecchissimo edificio d'epoca medievale. Seguii per un lungo tratto i binari della vecchia linea di superficie della metropolitana, fino ad infilarmi nel tracciato sotterraneo e da lì in avanti mi addentrai nella complessa moltitudine di cunicoli e passaggi, fino ad arrivare al livello -3, da lì si imboccava una rampa che si avvitava in discesa in ampie spirali fino al -7. Quel luogo era detto "il fontanone" e oltre non si poteva andare dato che gli ultimi tre piani erano totalmente sommersi. Da quel giorno il tuesday-meeting al fontanone del maniero, divenne qualcosa di irrinunciabile. Non fu difficile sintonizzarmi sempre di più con quei ragazzi e la loro filosofia di vita. Qualche settimana più tardi annunciai fieramente di essere pronto al grande passo. Portai il mio HidroGenTronic al limite di una rampa, in due si avvicinarono e lo sollevarono di poco, quel tanto che bastava per fare in modo che la ruota posteriore fosse a qualche centimetro da terra. Diedi lo start e bloccai il cursore di spinta alla massima apertura. Nel silenzio della propulsione a idrogeno l'unico rumore era il sibilo della ruota che girava vorticosamente a vuoto, sfiorando di pochi centimetri la rampa. Socchiusi gli occhi e senza alcun rimpianto abbassai la testa: era il segnale. Lasciarono che la ruota toccasse terra ed immediatamente il mio scooterjet partì solo, senza alcuno a guidarlo in quel tuffo che lo sprofondò nelle acque torbide del fontanone. Lì avrebbe riposato in eterno insieme a tutti gli altri scooter privi di personalità che prima di lui avevano finito la loro insulsa esistenza allo stesso modo. Mi fu attribuita una Vespa vera, tutta di metallo, rumorosa e inaffidabile come ogni vera Vespa, con un inquinante motore a due tempi, con il cambio al manubrio, la ruota di scorta e tutto il resto. La adoravo, con tutti i suoi difetti e con tutto quello che agli occhi del legislatore erano i suoi peccati. Mi piaceva tutto di lei, adoravo perfino la traccia d'olio che trafilava da sotto il motore: quella goccia di unto sul pavimento era il segno della sua esistenza anche quando lei non c'era, nascosta insieme a tutte le altre nei meandri più reconditi del maniero.
Per le nostre girate clandestine uscivamo dopo il tramonto. Stipavamo le Vespa all'interno del serbatoio di una vecchia autocisterna e con quel veicolo percorrevamo i vecchi tunnel dove una volta si muovevano i convogli della metropolitana e ci portavamo nella terra di nessuno, a ridosso della fascia di sicurezza che senza grande efficacia cercava di impedire l'accesso alle orde di disperati che assediavano la città. Nella notte correvamo come pazzi all'interno dell'ampio fossato che circonda tutta l'area metropolitana, con le marmitte totalmente silenziate da db killer di ultima generazione, le luci rigorosamente spente, aguzzando la vista nella luminosità verdognola dei nostri visori notturni scivolando silenziosi nelle tenebre. Nel casco un ingegnoso sistema di audiosintesi digitale collegato al motore riproduceva il rombo scoppiettante di un due tempi elaborato alla massima potenza. Ci inebriavamo di un miscuglio di sensazioni tra il reale e il virtuale, esaltati dalla velocità ma frustrati dalla consapevolezza di essere costretti a vagare come sorci nella notte, dei fuorilegge per il governo che da anni aveva messo al bando questi nostri gioielli in virtù di un pensiero unificato falsamente ambientalista, dettato in realtà da precise logiche di profitto...

Di nuovo quel terribile rumore di lamiera. L'ennesima forte convulsione mi ribalta più volte su me stesso. Le mie gambe ripiegate ormai sono un corpo unico con l'addome, gonfio e tondeggiante. Ho il ventre (ventre?) squassato da crampi terrificanti che mi rimescolano le interiora in un sinistro clangore metallico. Mi sollevo di poco da terra, qualcosa va gonfiandosi sotto di me e riesco a mantenermi in equilibrio solo grazie a due costole metalliche che sono sbucate dalla mia cassa toracica e mi sostengono. Non respiro, eppure mi sento bene, sono lucido. Lo sterno scricchiolando si protende all'infuori e prende una sua forma propria, come una sorta di becco al cui interno va a gonfiarsi qualcos'altro, che assume la stessa forma tonda che poco fa mi si è gonfiata sotto il ventre. Sorretto dalle costole metalliche finalmente raggiungo una posizione stabile.

...la mia esaltazione fu la causa della mia fine. Era inebriante l'eccitazione che provavo nello spremere più che potevo il motore della mia Vespa. Tiravo sempre al massimo, mi piaceva lasciar sfilare il gruppo per poi lanciarmi all'inseguimento e rimontare posizioni. Fu così che una notte mentre impegnato allo spasimo stavo in coda al serpentone di Vespa arrivai lungo in un ampia curva e per non cadere tirai dritto finendo fuori strada, con le ruote sprofondate nella ghiaia. Il tempo di tirarmi fuori e riaccendere il motore e gli altri erano spariti. Alzai l'ottica del visore e azzerai il volume del sistema di audiosintesi. L'unico rumore era il ticchettio della marmitta che andava raffreddandosi. Nell'esaltazione della corsa nessuno si era accorto della mia uscita di strada, nessuno si era fermato ad aspettarmi ed ero rimasto solo. Feci qualche chilometro tirando come un matto per provare a raggiungerli, poi giunto a un bivio mi fermai senza sapere da che parte andare. Era il capo con il Vespa-puter a tracciare il percorso ed era solo lui a conoscere la via per il rientro. Non sapevo dove fossi e non avevo la più pallida idea di come ritrovare il luogo dove avevamo imboscato l'autocisterna. Avrei potuto nascondere la Vespa e cercare di rientrare in città a piedi, ma se mi avessero scoperto non sarebbe stato facile spiegare cosa ci facevo da solo, di notte, nella terra di nessuno. L'alba mi colse impreparato allo spettacolo del giorno che nasceva...

I brividi mi squassano accompagnando lo scricchiolio metallico che proviene dal mio interno. Non mi sono mai sentito così bene! Non ci vedo più ma in mente ho chiara e ben definita l'immagine di una lunga strada diritta che corre davanti a me, verso il sole basso, la luce è quella magica del giorno che nasce...

...l'alba in città ormai nessuno la vedeva più da anni, una spessa coltre di smog ammantava tutto quanto e lasciava percepire solo una vaga luminosità. Tutte le principali vie di comunicazione sono delle velocissime freeway sotterranee, e i tratti in superficie sono abbagliati giorno e notte dalle insegne e dalle luminarie dei centri commerciali, aperti ininterrottamente h 24, templi pagani di una società dove sono i turni di lavoro a dettare i ritmi di sonno e di veglia. Le mie giornate le trascorrevo in un seminterrato, dove lavoravo insieme a centinaia di altri seduto davanti a un terminale, in uno sterminato open space, senza uno straccio di finestra. Come tutti sapevo cos'era un'alba solo perché l'avevo vista in qualche vecchio film. Di quella mia notte da disperso nella terra di nessuno ricordo che sentii un gran freddo proprio nel momento in cui il sole fece capolino in fondo alla linea dell'orizzonte. Uno spettacolo che non dimenticherò mai più. Tutto quanto passò magicamente da un indistinto grigio scuro a una delicata velatura violata, che virò nel giro di poco in un rosso cupo che si fece via via sempre più arancione, con striature bluastre dove le nuvole si addensavano, in prossimità dei rilievi. Il sole sorse dritto di fronte a me dove si perdeva il lungo rettilineo della pista e la mia ombra era lunghissima dietro alle mie spalle. Salii in Vespa e mi misi a correre verso il sole, ma c'era qualcosa che non andava. Con la luce del giorno tutti i sensi si erano risvegliati e se nel buio della notte ci si poteva accontentare, con la luce del giorno il rumore artificiale del motore riprodotto nel casco non bastava più. Mi fermai, tolsi il casco e lo gettai lontano. Aiutandomi con una grossa pietra divelsi il db killer dal terminale della marmitta e poi mi lanciai a tutta velocità verso il sole. Finalmente nelle mie orecchie c'era il vero rombo di un motore a due tempi, ed era vera musica! La Vespa filava veloce, lacrime gelate mi scivolavano sulle tempie ed io ridevo come un matto, Dio come filava la mia Vespa quella mattina!, sentivo il motore girare fluido, mi inebriavo della coppia che faceva sentire il mio polso destro tutt'uno col motore. Una sensazione bellissima che avrei portato con me per sempre a ricordo di quel mio ultimo giorno da uomo libero. D'un tratto tutto si confuse in un caleidoscopio di colori. Un drone si era alzato in volo non appena avevo cominciato a fare tutto quel casino e quando mi raggiunse fermò la mia corsa colpendomi con un teaser che per via transdermica mi inoculò una massiccia dose di Narco3ium. Feci appena in tempo a fermarmi, poi caddi a terra. Con gli ultimi barlumi di coscienza riuscii a sentire il sinistro scricchiolio della mia Vespa schiacciata sotto i cingoli del blindato dei pattugliatori arrivati seguendo il drone. La mia Vespa era ridotta ad un ammasso di rottami, ma la mia mente si ribellava a quella realtà. Persi i sensi con l'immagine della mia Vespa stampata nel cervello, bella come il giorno in cui mi era stata affidata.
Con me non avevo armi ne esplosivi e quindi l'accusa di terrorismo fu respinta in fase di istruttoria. L'imputazione a mio carico fu la circolazione in orario di coprifuoco con un veicolo dotato di dispositivo illegale di propulsione a idrocarburi, con l'aggravante della dispersione in atmosfera di sostanze altamente inquinanti...

Il Narco3ium è un barbiturico sintetico ad azione ipnosedativa. La combinazione delle tre molecole alla base del suo principio attivo, se somministrata in dose eccessiva in soggetti ipersensibili o sottoposti a un forte stress, può innescare spiacevoli effetti collaterali  quali la dissociazione e l'alterata percezione della realtà. Il soggetto concentra le sue energie vitali sulle emozioni e sulle sensazioni a lui più gradite e può arrivare ad isolarsi in se stesso escludendo tutto il resto. Se l'identificazione con le sue fantasie è totale il soggetto può arrivare ad assumere comportamenti estremi volti alla totale immedesimazione.

...non avevo precedenti specifici e la mia condotta non poteva definirsi propriamente criminale. Data la stranezza del mio comportamento dopo una veloce scansione cerebrale mi venne riconosciuta una seminfermità mentale di secondo livello, per la quale era previsto un periodo di recupero "a tempo indeterminato". Venni ricoverato presso il distretto correzionale numero 205, dove non feci nulla per nascondere la mia insofferenza per le sedute di terapia collettiva. Nella mia mente c'era un unico pensiero, uscire da lì e tornare a correre in sella a una Vespa. Un chiodo fisso, un tormento dal quale non riuscivo a distrarmi. Rifiutavo qualsiasi approccio terapeutico. Tutto il trattamento era basato sulla mia volontà di essere recuperato, ma dovevo essere io per primo a voler essere aiutato. Era un passaggio fondamentale della cura. Continuavano a ripetermi che ero io a doverne sentire il bisogno. Quello di cui avevo bisogno invece era una Vespa col pieno, non me ne facevo nulla di un dottorino con la faccia da ebete che cercava di convincermi della mia inadeguatezza. Passavo sempre più tempo senza uscire dal compartimento, chiuso nella mia stanza, isolandomi da tutto quanto. Il pensiero della mia Vespa era tutto quello di cui avevo bisogno, non c'era altro che avesse realmente importanza per me.

«Ciao bellezza, è la tua addetta al controllo preferita che ti parla, la faresti mica una scappata su al 125esimo?»
«Gioia, lo so io cosa ti farei... che problema c'è?»
Nella sala controllo del distretto 205 un led si era messo a lampeggiare sulla consolle, l'addetta aveva silenziato il fastidioso beeper e ora cercava aiuto per risolvere il problema.
«Ho un alert per una cella del 125esimo, dev'esserci un problema al rilevatore, cazzo ne so, non capta più...»
«Strano, il sistema è stato revisionato la settimana scorsa.»
«Amore mio, strano o non strano non voglio rotture di palle, vai su e vedi un po' che cazzo succede...»
L'elevatore pneumatico impiegò solo ventotto secondi per salire al 125esimo.
«Gioia, ci sei? Sono alla porta, ho fatto un chek ma anche qua segna livello zero, non rileva alcuna temperatura corporea presente, sei sicura che ci sia dentro qualcuno?»
«Si che c'è dentro qualcuno, cretino, è la cella dello svitato che andava in scooter nella terra di nessuno...»
«Amore mio, che cazzo posso farci? Il sistema è okay ma non rileva presenze vitali... non lo vedi in qualche monitor?»
«Ho controllato anche la videoregistrazione, si è imboscato nella blind-zone questa mattina presto e non si è più mosso da lì...»
«Boh, qua sembra tutto regolare.. nessuno è entrato... nessuno è uscito da... l'altro ieri alle 08.59... dammi un enter-code che vado a dare un'occhiata.»
«Enter-code inviato bellezza, ingresso sbloccato, lo svitato è tutto tuo, entra pure amore...»
«Madonna che tanfo!, a parte la puzza però sembra tutto in ordine... ma confermo, qua non c'è nessuno...»
«Come nessuno! E tanfo? Che tanfo?»
«Un odore strano... l'analizzatore molecolare dice che si tratta di benzene...»

La somministrazione del Narco3ium in rarissimi casi ha fatto riscontrare uno spiacevole effetto collaterale denominato "morphing" che nei casi più gravi ha portato a vere e proprie trasformazioni fisiche.

«E quest'affare cosa ci fa quassù?»
«Quale affare?»
«Nella blind-zone c'è uno scooter, o almeno credo, ma vecchio, molto vecchio...»
«Bellezza, non pigliarmi per il culo che non è giornata, guarda che te la faccio pagare...»
«Gioia, ti giuro, è da quest'affare che arriva la puzza di benzene...»

La mia scomparsa rimase un mistero. In precedenza gli episodi di morphing legati all'uso del Narco3ium erano avvenuti solo tra individui di razza umana. Il caso tipico era quello di chi, alla scomparsa di un congiunto, finiva per assumerne prima il comportamento e poi addirittura le sembianze. Per evidente incompatibilità biologica non si erano mai verificate mutazioni che coinvolgessero esseri umani e animali, anche se si diceva che una volta una tipa fosse trasmutata in un gatto, ma la cosa era poco più di una leggenda metropolitana. Ad oggi non esiste documentazione ufficiale di un caso che abbia riguardato un uomo e un macchinario. Nonostante tutto. D'altra parte secondo la scienza non è possibile, l'incompatibilità biologica è totale e per quanto evoluta, nessuna macchina costruita dall'uomo è dotata di una propria coscienza e non è quindi in grado di provare, comunicare o trasmettere sentimenti. O quantomeno nessuna macchina costruita dall'uomo al giorno d'oggi, ma forse nella seconda metà del '900 non era proprio così.

L'ingresso è stato sigillato e quella stanza del 125esimo è totalmente vuota ora che anche quell'ancestrale veicolo è stato faticosamente portato via. Sul lucido pavimento di linoleum è rimasta solo una piccola macchia di unto, una goccia d'olio trafilata da sotto il motore, unico segno della mia esistenza adesso che anch'io non ci sono più.



prima stesura aprile 2011, revisione luglio 2015, versione definitiva ottobre 2017

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