venerdì 18 maggio 2012

Anch'io viaggio con Charley

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"Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m'assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l'età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un'età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho molti di più sarà forse la vecchiaia a giovarmi? Nulla ha funzionato. Quattro rauchi fischi della sirena d'una nave continuano a farmi rizzare il  pelo sul collo, e mettermi i piedi in movimento. Il rumore di un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino uno sbatter di zoccoli sul selciato suscitano l'antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole non miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile. Metto giù questa roba non per istruire gli altri, ma per informare me stesso".


Questo brano è l'incipit del romanzo "Viaggio con Charley" di John Steinbeck. È stato il primo libro che rilessi da capo non appena l'ebbi terminato. Avevo tra i 16 e i 18 anni. Un libro che è sempre rimasto ben presente nella mia testa, a cominciare da questa prima pagina. L'ultima volta che mi sono trovato a rileggerlo è stato poco dopo il mio 40° compleanno. Trovai che quell'incipit fosse il miglior augurio che potessi farmi per quel mio importante e fatidico anniversario.


"Charley è un barboncino francese, riservato e tollerante come un vecchio gentiluomo". Scrive Steinbeck: "Ritiene d'essere un cane di prima categoria.". Il romanzo narra del viaggio compiuto dall'autore nel 1960, quando aveva 58 anni e la sua popolarità era decisamente in declino dopo il suo periodo di maggior successo, iniziato negli anni '30 e durato fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Un viaggio compiuto a bordo di un camper dal nome evocativo, "Ronzinante", in compagnia appunto di Charley il barboncino. Un viaggio alla riscoperta del suo paese, guidato dal suo intuito, abilissimo nel cogliere l'atmosfera dei tempi che cambiano. Tanti incontri casuali che diventano pagine memorabili, come memorabili sono i suoi monologhi con il fido Charley. Due anni dopo quel viaggio Steinbeck vide il coronamento della sua carriera di scrittore con l'attribuzione del Premio Nobel. Ho sempre avuto la tentazione di leggere altre sue opere ma non l'ho mai fatto. La magia che esercita su di me questo libro è tale che ho paura di restare deluso.

Charley è il nome con cui ho battezzato la mia Vespa.