mercoledì 10 novembre 2010

Amazzonia

Che Isabel Allende sapesse scrivere e anche bene non lo scopro certo io adesso. Che potesse avvincermi come un giovane lettore adolescente già dalle prime pagine è stata una bella sorpresa!
Non ho faticato a infilarmi nei panni di Alex, il giovane protagonista di questo romanzo. La sua quieta esistenza nella tranquillità della provincia californiana viene stravolta dalla malattia della madre. È così che il viaggio entra a far parte della sua vita. A New York per raggiungere nonna Kate si trova subito a dover fare i conti con la giungla metropolitana e con le bestie che la popolano. Quasi un presagio di quanto lo attende solo pochi giorni più tardi, quando l’eccentrica nonna si fa accompagnare dal nipote in quella che é la giungla per antonomasia: l’Amazzonia. Altre bestie li attendono al varco, creature spietate velate da un alone di leggenda. Ancora più spietato l’uomo, che sfrutta quei territori fino al midollo e non si fa scrupoli di passare sopra tutto e tutti. A farne le spese le tribù che da sempre vivono in perfetta simbiosi con la natura nell’isolamento garantito fino ai giorni nostri dalla fitta vegetazione. In questo romanzo gli ingredienti che fanno di un viaggio un’avventura ci sono tutti, ma ce ne sono altri che di questa avventura fanno un romanzo appassionante. Magia e mistero si intrecciano alle vicende di uomini avidi e malvagi che si troveranno a fare i conti con la determinazione di Alex e della sua nuova amica Nadia, ragazzina di tredici anni cresciuta in Brasile che parla la lingua degli indios ed è capace di comunicare con gli animali. Sopravvivere alla giungla sarà la più semplice tra le prove che dovranno affrontare.

L’incipit.
“All’alba Alexander Cold fu svegliato di soprassalto da un incubo. Aveva sognato un enorme uccello nero che si schiantava contro la finestra con un fragore di vetri infranti, penetrava in casa e si portava via la mamma. Immobile osservava il gigantesco avvoltoio ghermire la madre per i vestiti con i suoi artigli gialli, volare dalla finestra rotta e perdersi in un cielo carico di densi nuvoloni. Il rumore del vento che sferzava gli alberi, la pioggia sul tetto, lampi e tuoni gli tolsero definitivamente il sonno. Accese la luce con la sensazione di trovarsi su una barca alla deriva e si avvinghiò alla sagoma del cagnone che gli dormiva di fianco. Sapeva che a pochi isolati da casa sua l’Oceano Pacifico mugghiava, infrangendo le sue onde furiose contro la scogliera. Rimase ad ascoltare la tempesta e a pensare all’uccello nero e alla mamma, in attesa che si placassero i rulli di tamburo che sentiva nel petto. Era ancora impigliato nelle immagini di quel brutto sogno”.

La città delle bestie
Isabel Allende
Feltrinelli

1 commento:

  1. In Patagonia ti frega il vento, ti fregano le strade, ti spaca la schiena, il freddo ti fa sentire malato, comunque la sfide sembra di essere l´ammore imposibile di alcuni....

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