domenica 28 novembre 2010

India

.
“In momenti e in luoghi così belli ci sono solo due possibilità: si rimane per sempre, oppure si va via quando ancora si avrebbe bisogno di restare”.

Quando il proseguire nel viaggio, l’andare via, è un’inevitabile esigenza, la soluzione al problema può essere quella di farlo in modo che lo spostamento stesso diventi qualcosa che arricchisce ulteriormente l’esperienza. Andare, lasciarsi guidare nel vero senso della parola. Dei tanti stati federati che compongono il subcontinente indiano sono sette quelli da attraversare e sette sono le Ambassador - tutte bianche - che fanno da denominatore comune nelle sette tratte percorse. Al volante sette autisti indiani che accompagnano l’autore in questo suo viaggio che nelle intenzioni avrebbe voluto essere solitario: impresa più che ardua quando ci si propone di attraversare una nazione tra le più popolose del pianeta. È così che i sette driver diventano compagni di viaggio, nonostante i differenti livelli della loro discrezione. La condivisione dell’esperienza non può che creare legami che vanno ben oltre il rapporto di lavoro tra il viaggiatore e il suo autista.

“Ogni volta, salutando un driver per l’ultima volta, scorgevo nei suoi occhi un barlume di amicizia che non era nata, che era rimasta embrione, quindi un’occasione perduta, un rimpianto”.

In questo diario di viaggio c’è tutto lo stupore genuino di occhi attenti, che colgono sfumature soggettive delle macroscopiche bellezze che hanno reso mitica una terra esotica, senza tralasciare insignificanti particolari che sono però il condimento, la spezia profumata che da un sapore caratteristico all’India respirata, vissuta e viaggiata da Giorgio Ricci.

“Strade affogate tra carretti, risciò di tutti i tipi, vacche sacre scodinzolanti, clacson e campanelli. Al centro di questo caos una bella Ambassador bianca: una gemma, statene certi”.

L’incipit.
"Oggi ho ricevuto una lettera.
La lettera di Mr. Aleem Khan, ma per me semplicemente Aleem.
La busta è azzurrina, c’è il disegno di un aereo, la scritta “By Airmail”.
Il francobollo è grande, di forma quadrata, e porta l’effigie colorata del Taj Mahal, il palazzo più bello del mondo".

Sette autisti, un’automobile indiana.
Giorgio Ricci
Greco e Greco Editori - Milano

Nota: qualche anno fa un divertente spot pubblicitario aveva per protagonista proprio un'Ambassador nel bel mezzo di un'ambientazione tipicamente indiana.

mercoledì 10 novembre 2010

Amazzonia

Che Isabel Allende sapesse scrivere e anche bene non lo scopro certo io adesso. Che potesse avvincermi come un giovane lettore adolescente già dalle prime pagine è stata una bella sorpresa!
Non ho faticato a infilarmi nei panni di Alex, il giovane protagonista di questo romanzo. La sua quieta esistenza nella tranquillità della provincia californiana viene stravolta dalla malattia della madre. È così che il viaggio entra a far parte della sua vita. A New York per raggiungere nonna Kate si trova subito a dover fare i conti con la giungla metropolitana e con le bestie che la popolano. Quasi un presagio di quanto lo attende solo pochi giorni più tardi, quando l’eccentrica nonna si fa accompagnare dal nipote in quella che é la giungla per antonomasia: l’Amazzonia. Altre bestie li attendono al varco, creature spietate velate da un alone di leggenda. Ancora più spietato l’uomo, che sfrutta quei territori fino al midollo e non si fa scrupoli di passare sopra tutto e tutti. A farne le spese le tribù che da sempre vivono in perfetta simbiosi con la natura nell’isolamento garantito fino ai giorni nostri dalla fitta vegetazione. In questo romanzo gli ingredienti che fanno di un viaggio un’avventura ci sono tutti, ma ce ne sono altri che di questa avventura fanno un romanzo appassionante. Magia e mistero si intrecciano alle vicende di uomini avidi e malvagi che si troveranno a fare i conti con la determinazione di Alex e della sua nuova amica Nadia, ragazzina di tredici anni cresciuta in Brasile che parla la lingua degli indios ed è capace di comunicare con gli animali. Sopravvivere alla giungla sarà la più semplice tra le prove che dovranno affrontare.

L’incipit.
“All’alba Alexander Cold fu svegliato di soprassalto da un incubo. Aveva sognato un enorme uccello nero che si schiantava contro la finestra con un fragore di vetri infranti, penetrava in casa e si portava via la mamma. Immobile osservava il gigantesco avvoltoio ghermire la madre per i vestiti con i suoi artigli gialli, volare dalla finestra rotta e perdersi in un cielo carico di densi nuvoloni. Il rumore del vento che sferzava gli alberi, la pioggia sul tetto, lampi e tuoni gli tolsero definitivamente il sonno. Accese la luce con la sensazione di trovarsi su una barca alla deriva e si avvinghiò alla sagoma del cagnone che gli dormiva di fianco. Sapeva che a pochi isolati da casa sua l’Oceano Pacifico mugghiava, infrangendo le sue onde furiose contro la scogliera. Rimase ad ascoltare la tempesta e a pensare all’uccello nero e alla mamma, in attesa che si placassero i rulli di tamburo che sentiva nel petto. Era ancora impigliato nelle immagini di quel brutto sogno”.

La città delle bestie
Isabel Allende
Feltrinelli

mercoledì 27 ottobre 2010

Memorabilia Bettinelliana #2

Un altro pezzo che si aggiunge alla mia collezione di memorabilia Bettinelliana: anche il primo 45 giri inciso da Giorgio Bettinelli va ad aggiungersi a quello che fù la sua seconda incisione. Anche questo trovato per caso su Ebay e acquistato per pochi soldi: la spedizione per raccomandata postale è costata quasi il doppio dell'oggetto! Mi paice l'idea di poterlo mettere accanto all'altro, tanto più che di questo almeno conosco la canzone ...nonostante io non abbia un giradischi per suonarlo!

martedì 12 ottobre 2010

Fino in Mongolia!

.
Questo libro è qualcosa di diverso dal classico romanzo di viaggio. La narrativa del genere è piena di pagine narrate con più o meno trasporto, con più o meno emozione, con più o meno sentimento. Pochi però sono i racconti di viaggio altrettanto generosi di numeri, dati e riferimenti. Scorrere le pagine di questa avventura equivale a navigare tanto sulla strada quanto nella meticolosa programmazione e realizzazione di questa impresa. Nulla è lasciato al caso, e non avrebbe potuto essere altrimenti: l’ambizione è grande, raggiungere la Mongolia, ma il tempo a disposizione non è indefinito, bensì determinato inesorabilmente dagli impegni di un uomo che, una volta svestiti i panni di centauro giramondo è marito, padre e impiegato coscienzioso. Le note che aprono il racconto di ogni tappa sono emblematiche:

“29.06.2009 - lunedì - giorno 20 - Zhuravlevo (RUS) (8.08) (+6) - Krasnoyarsk (RUS) (20.58) (+6) - Km 742, viaggio h 12.50, guida h 9.55”.

Freddi numeri che meglio di qualsiasi altra considerazione rendono l’idea di un tragitto affrontato con determinazione, a testa bassa: l’orologio e il calendario sono i compagni di un viaggio che non ammette deroghe e così gli imprevisti e i guasti sono una sfida nella sfida. Grande la soddisfazione di riuscire comunque a procedere nel cammino, nel seguire la propria ambizione con la certezza che un’attenta programmazione sia il miglior alleato per il successo finale. Raggiunta la meta, afflitto dai guasti inferti alla sua colossale Honda Gold Wing dalle tremende condizioni delle strade dell’est, inizia il caparbio rientro a tappe forzate verso casa. Ecco così che le giornate risparmiate da trascorre in famiglia diventano il premio di colui che, sceso dalla moto, resta un uomo come tanti. Ma solo fino alla prossima partenza.

L’incipit.
È il 29 giugno 2008; sono ad Istanbul, verso la fine del mio viaggio in moto nei Balcani; attraverso il Bosforo su uno dei suoi ponti; la mia prima volta in Asia, sono emozionato. Proprio mentre supero questo braccio di mare, ho la sensazione che questa può essere non la fine di un viaggio, del solito giro in Europa (ormai attraversata in lungo e in largo), ma l’inizio di un altro viaggio; percepisco distintamente di avere davanti a me un grande continente, il più grande della Terra, l’Asia. Un grande continente da attraversare; in moto, naturalmente.

Fino in Mongolia!
Marcello Anglana
Edizioni Antilia sas

info: http://www.gold-wing.it/

mercoledì 28 luglio 2010

Help Italo Barazzutti

Visita la pagina di sostegno per Italo


Visita la pagina di sostegno per Italo

"Italo Barazzutti", navigatore di terra,  era arrivato in Alaska, alla fine del suo ultimo, grande viaggio "Las Americas 2009-10". Il viaggio prevedeva la partenza da Buenos Aires, il giro di tutto il continente sudamericano, il centro america ed infine il nord america per arrivare in Alaska. Dove l'inimmaginabile si è avverato...
Dopo aver raggiunto la meta, a Prudhoe Bay, per cause ancora da accertare, il 10 Giungo 2010 Italo è stato trovato in fin di vita a terra, sul bordo strada della Highway 2 in direzione Fairbanks. Le uniche poche notizie che ci sono arrivate ci fanno supporre che Italo abbia avuto uno sbandamento causato da un veicolo (un grosso camion, un ubriaco, un animale) che l'ha portato a perdere il controllo su quel tratto di strada che è particolarmente accidentato. Con ogni probabilità è sbalzato dalla motocicletta andando a sbattere su un albero o una grossa pietra.
Fortunatamente per lui, alcuni camionisti hanno dato l'allarme via CB facendo ponte l'un con l'altro fino a far arrivare notizia all'ambulanza che l'ha trasportato nei pressi di una stazione di servizio. In quel luogo hanno atteso l'arrivo dell'elisoccorso che l'ha trasportato d'urgenza al Providence Alaska Medical Centre ad Anchorage, 400 miglia (circa 650 km) più a sud, arrivando nella notte. L'Ospedale ha subito provveduto a stabilizzarlo per poi scrivere un messaggio sabato 12 sul blog di Italo nel tentativo di contattare la famiglia. In questo modo siamo venuti a conoscenza dell'accaduto.
Un amico della famiglia ha chiamato l'Ospedale che stava (incredibile davvero) attendendo l'autorizzazione per poterlo operare d'urgenza. Ci siamo chiesti più di una volta cosa fosse successo se Italo non avesse avuto un blog o non avesse avuto nessuna famiglia da contattare... Fortunatamente, è stato operato per tempo...
Dalle parole del medico che l'ha operato e dal report post operatorio che abbiamo ricevuto possiamo dirvi che l'operazione è stata molto lunga e complessa, nonostante questo ha avuto un esito positivo. Frattura di due vertebre cervicali con contusione midollare e conseguente rischio di paralisi, trauma cerebrale e gravi problemi in zona laringo-tracheale. Per questo Italo è stato messo in coma farmacologico per oltre 10 giorni, intubato per farlo respirare e con flebo per alimentarlo.
Sfortunatamente per noi l'ospedale, per un lungo periodo ha negato informazioni dettagliate facendo due obiezioni: 1 la sorella non poteva dimostrare la sua identità - 2 anche ammesso avesse potuto dimostrare la sua reale identità non è detto che Italo avesse voluto comunicargli le sue intenzioni...
Verso la fine dei 10 giorni di coma farmacologico hanno iniziato a svegliarlo per alcuni istanti, per vedere come reagiva e soprattutto per vedere se muoveva correttamente piedi e mani. Da allora un lento ma continuo miglioramento. Ora Italo NON è più in pericolo di vita, e questa è di per se una GRANDISSIMA notizia!
Nonostante questo la situazione è ancora precaria ed i problemi a laringe e trachea non sono finiti. L'Ospedale ha dichiarato che chi ha effettuato il primo tentativo di intubarlo, probabilmente sul luogo dell'incidente gli ha causato delle lesioni in gola ed è stato necessario praticargli una tracheotomia per farlo respirare. Adesso ha problemi di deglutizione e l'altro giorno gli è stato applicato un tubo che entra direttamente nello stomaco per alimentarlo da esso (PEG) togliendogli così la flebo.
Italo allo stato attuale è ancora confuso, il suo cervello deve ancora smaltire i farmaci e la botta e dopo così tanto tempo addormentato probabilmente confonde i sogni con la realtà, ha bisogno di tempo per ricollegare tutto. Non ricorda nulla dell'accaduto e non sappiamo se un giorno se ne ricorderà. Tutto normale dicono i medici, cosa che ci conferma anche il cognato di Italo che è medico a sua volta.
La cosa importante è che ora è SALVO anche se ci vorranno ancora un po' di giorni perchè possa tornare a casa dove poi, dovrà iniziare una lunga serie di sedute riabilitative.
Scongiurato il peggio ora stiamo indagando per capire la dinamica dell'incidente, per recuperare i vari documenti in possesso della polizia, organizzare il rientro e sbrigare tutte le eventuali pratiche burocratiche, e qua viene il bello. Italo è in possesso di una piccola assicurazione infortuni che coprirà solo una minima parte delle folli spese, un bel guaio. L'elisoccorso ci ha fatto pervenire la fattura del trasporto in ospedale, mai più avremmo immaginato che la cifra per questo "servizio" fosse stata di... respirate e sedetevi... ben 53mila dollari!!! A cui dovremo sommare una cifra ben maggiore fra operazioni chirurgiche e degenza.

Chi vuole, nel limite delle sue possibilità, può fare qualcosa per aiutare Italo, anche solo condividendo questo messaggio, oppure...

Visita la pagina di sostegno per Italo


Visita la pagina di sostegno per Italo

giovedì 24 giugno 2010

"Il mio nome è Victoria"

.
“Cosa succede nella vita di una ragazza argentina che scopre a ventisette anni di essere figlia di desaparecidos?”.
La lettura di un libro come questo non lascia indifferenti. Le atrocità di una dittatura, di qualunque colore essa sia, sono purtroppo la caratteristica della storia di troppe nazioni. Storia che può essere passato remoto e, pur restando inaccettabile, è forse un po’ meno dolorosa da ripercorrere sulle pagine di un libro, per chi non ne è stato coinvolto direttamente. Molto meno semplice mantenere questo distacco se questa storia è passato prossimo: Victoria Donda è vittima inconsapevole dalla nascita degli abusi a cui è stato sottomesso il popolo argentino negli anni in cui fu al potere la giunta militare. Sottratta in fasce ai suoi genitori naturali viene cresciuta in una famiglia “normale”, che ama e da cui è amata, macchiata però dall’inconfessabile complicità con gli aguzzini che l’hanno resa orfana dopo pochi giorni di vita. Un legame di sangue la lega direttamente a chi è stato artefice di questo crimine. Ma è sempre per via di sangue che prende vita la sua rinascita. Dapprima inconsapevole, con l’impegno politico in aperta contrapposizione con la sua famiglia adottiva, come impegnati furono i suoi genitori naturali. In seguito, con la consapevolezza della “rinascita”, quando Analìa scopre di essere in realtà Victoria. Una rinascita e un impegno che l’hanno portata nel 2007 a essere il deputato donna più giovane della storia argentina.

IL MIO NOME E’ VICTORIA
Victoria Donda

205 pagine - € 17,50 - Corbaccio Editore

mercoledì 23 giugno 2010

ad AOSTA per dare vita al "Bettinelli *Sign-Forest* Memorial"

.
Sabato 26 giugno 2010 alle ore 17.00, nell'ambito degli eventi organizzati per il 31° Motoraduno Internazionale delle Alpi, tutti i motociclisti e i viaggiatori che si riconoscono nei valori ispirati da Giorgio Bettinelli - il leggendario globe-trotter in Vespa scomparso nel settembre 2008 a soli 53 anni - si sono dati appuntamento ad Aosta, vicino al passaggio a livello di Via Carrel (zona stazione) dove, sul muro della CAS - Cogne Acciai Speciali il viaggiatore/artista/writer Andrea "Haero" Fabellini ha dipinto un murales in memoria di questo personaggio che con i suoi viaggi e i suoi libri ha saputo, come pochi, far viaggiare tanta gente sulle sue pagine. Durante la realizzazione di questo murales è stato girato un video (risultato vincitore dell'edizione 2009 del Premio Chatwin) che ha reso celebre quest'opera destinata a diventare un punto di riferimento e di ricordo per tutti quanti hanno amato Giorgio Bettinelli, i suoi libri e le sue strade.


In uno dei suoi viaggi Bettinelli si fotografò alla "sign forest", che si trova lungo la Alaska Higway... forse il modo migliore per ricordare Bettinelli non è quello di portare un fiore o accendere una candela... per l'occasione accanto al murales sarà piantato un palo a cui, chi lo vorrà, potra appendere un proprio segno del suo passaggio e del suo ricordo in forma di un cartello su cui indicare la propria città di provenienza o i km percorsi o il nome del proprio motoclub... diamo vita a una "sign forest" in memoria di Bettinelli, a cui sono invitati ad appendere un proprio cartello tutti i vespisti, i motociclisti, i viaggiatori e i sognatori che condividono i valori del viaggio e della cultura del viaggiare.

venerdì 26 marzo 2010

Insospettabile vespista

Da qualche tempo ho scoperto un buon compagno di letture in Mauro Corona. Personaggio eclettico, va ben al di la di quelle che sono le apparenze. Una spiccata inclinazione al bere non gli ha impedito di eccellere in diversi campi, dall'alpinismo alla scultura per arrivare alla scrittura.
Una vita come la sua, dalle umili origini, alla sopravvivenza alla tragedia del Vajont, fino al successo dei giorni nostri, meritava di essere raccontata e chi, meglio di lui, poteva farlo? Autore prolifico, ha scritto di se in diversi romanzi, senza vergogna, nel bene e nel male e con grande generosità.
In "Aspro e dolce" ha narrato le sue vicende tragicomiche di bevitore. Inaspettatamente, un capitolo racconta dei suoi trascorsi di vespista, anche questi segnati dal bere, dalle cadute e dagli incidenti.


Bookmark and Share

giovedì 11 marzo 2010

Memorabilia Bettinelliana

L'ho visto su ebay e l'ho comprato...
Il disco è del 1979 ed è il 2° 45 giri da solista di Bettinelli. Non ho la più pallida idea di come siano questi brani, non ho nemmeno un giradischi per ascoltarlo. Nella foto è quasi irriconoscibile. Mi è piaciuto però che nel disegno di copertina Bettinelli sia raffigurato alla guida di un'automobile fatta di sabbia, sul portapacchi un borsone e una chitarra, come un giorno sarebbe stato davvero sul portapacchi delle sue Vespa.

Buona strada Giorgio!

mercoledì 10 febbraio 2010

martedì 26 gennaio 2010

"lectio magistralis": la Vespa, il viaggio, la vita...

Una platea di adolescenti non è il pubblico più facile per un docente la cui carriera scolastica si è conclusa prematuramente (con un attestato di qualifica professionale), ben prima di raggiungere il minimo sindacale del diploma di maturità.
Di certo inconsapevole di questo, il professore di italiano di una scuola superiore di Città di Castello ha avuto l'idea (la malsana idea si usa dire in questi casi) di invitarmi a tenere quella che, pomposamente, si può definire una lectio magistralis sul tema "come una Vespa e un viaggio possono cambiarti la vita".
L'ultima volta che ho messo piede in un'aula scolastica, fatta eccezione per i colloqui con i professori dei miei figli, risale a trent'anni fa. Sapere che ci tornerò tra un mese esatto e mi troverò, questa è la cosa sorprendente, non al banco ma in cattedra, è un pensiero che non mi lascia dormire tranquillo. La mattina, in bagno, guardandomi allo specchio, noto un certo imbarazzo nel reggere il mio stesso sguardo.
Posto queste righe nella spranza, non tanto di un incoraggiamento, cosa che probabilmente non mancherà, quanto di un fattivo supporto, con consigli sugli argomenti e i modi per trattarli, da pari, quantomeno, con degli studenti delle scuole superiori.