sabato 5 novembre 2016

Pizza time.


...e poi un sabato mattina vedi un ragazzino che, zaino in spalla, se ne torna a casa da scuola e mentre cammina mangia di gusto un trancio di pizza, e sorride, e capisci che in fondo ci vuole così poco per essere felici.

E che la pizza, per quanto buona sia, non c'entra un cazzo.


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martedì 29 marzo 2016

Quattro scodelle di porcellana bianca.

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Pane, prosciutto, Vespa e Lambrusco sono gli ingredienti di un racconto sull'amicizia.
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C'è il pane, c'è il prosciutto, c'è il vino e c'è pure un bel mazzo di fiori. Ci sono anche le quattro scodelle di porcellana bianca, e tutto è apparecchiato alla buona su una tovaglia a quadri, stesa a terra. Delle pietre agli angoli del tessuto impediscono al vento di portarsela via. Sul far della sera l'aria calda sale dalla costa e scala la montagna, da est come da ovest, e quando le correnti si scontrano si alza un vento sgarbato e dispettoso. Arrivare quassù in Vespa è puro divertimento, su questo eravamo sempre stati tutti d'accordo. Ci conosciamo da anni proprio grazie alla comune passione per la Vespa. Siamo tutti della zona ma di paesi diversi, ciascuno col suo lavoro e per tutti noi, altra cosa in comune, più di una professione di cui vivere il lavoro è una passione che da senso alla vita.

Aldo, guai a chiamarlo salumaio!, si definisce un artista del prosciutto: lo taglia a mano, sottile sottile. Dei veli di miele che si sciolgono sul pane che Mario, fornaio, lavora nel suo forno. Lo stesso dove prima di lui ha impastato e cotto suo padre e prima ancora suo nonno. Ivan coltiva e trasforma il frutto nobile della terra: le uve della sua vigna, una volta pigiate, entrano in cantina per uscirne imbottigliate a nuova vita come lambrusco scuro. Ne amabile ne secco, scuro, a tappo raso.

La nostra amicizia cominciò quassù, nel paese disperso sui monti dove c'è la mia officina di meccanico nostalgico che non si rassegna al nuovo che avanza, ostinato nel mantenere in strada veicoli che han già dato tanto e che tanto altro possono ancora dare. E cosa, meglio di una vecchia Vespa, risponde a queste caratteristiche? Aldo, Mario e Ivan con le loro Vespa stagionate oltre il ragionevole non mi hanno mai fatto mancare l'occasione di sporcarmi di morchia!

Il tragitto che dalla pianura porta ai monti va goduto tutto, chilometro dopo chilometro. A loro, gente della bassa, le strade di montagna mettono soggezione, con quelle curve che si susseguono contorte e non sai mai cosa puoi trovarci dietro, ben diverse dai drittoni di pianura, spaccati dal sole in estate e fagocitati dalla nebbia in inverno.
« Aria, sole e nebbia! », Aldo lo dice tutte le volte « sta tutto in questi tre ingredienti il segreto del prosciutto! Te puoi prendere il maiale più bello, tirarlo su a caviale e champagne e massaggiargli le chiappe col rosolio, ma se non sei di qua, se non hai da farlo stagionare con l'aria calda di questo sole e umida di queste nebbie a ghè gnènt da fer! ».
E al solito Mario ribatte:
« E l'acqua? La nostra acqua? Guarda che l'acqua è mica tutta uguale sai? Ci son quelli che diventan matti perché la pagnotta non gli vien su bene e dan la colpa alla farina, ma è mica vero sapete? É l'acqua! ».
A dirla tutta io non l'ho mai trovato così meraviglioso 'sto clima dei miracoli, che in officina finiva per farmi trafficare con un caldo porco in estate e un freddo da castigo in inverno.
« Va là, va là!, che l'acqua fa la ruggine! » scherza Ivan « 'scolta me... a l'è mei el lambrusc! » e mentre versa il vino precisa « da bere rigorosamente nella scodella bianca, che se non fa la riga sulla porcellana a l'è mia bòn! ».
Mario lo guarda e sorride: « Non fiori ma opere di bene! Ivan, sposta i crisantemi quando hai finito col vino, che mi serve spazio per tagliare il pane ».
« Petta n'attimo! Prima di mangiare facciamo un bel brindisi al nostro meccanico! »
Le scodelle si alzano al cielo e Aldo prende la parola:
« Alla tua amico mio! » e gli altri di rimando: « Alla tua! », « Alla tua! », poi con una sorsata vuotano le scodelle.
La mia scodella è rimasta sulla tovaglia. Aldo scuote il capo e la prende tra le mani. Lentamente, con gesto solenne, ne vuota il contenuto al suolo e la terra, smossa da poco, lo assorbe subito.
« E adesso? Chi ce le ripara le nostre Vespa adesso? Ci hai fatto proprio un bello scherzo... che la terra ti sia lieve amico mio! ».

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Nel 2013 questo racconto ha vinto il Premio Eno Letterario Santa Margherita, indetto in collaborazione con Feltrinelli (giuria: Inge Feltrinelli, Neri Marcorè e Monica Guerritore).

giovedì 19 novembre 2015

Pagine & pagine #14

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"Okay. Ho finito. Fino a quando non c'incontreremo di nuovo, tieni la testa ben piantata sul collo, leggi qualche buon libro, sii efficiente, sii felice."

La prima frase nella prima pagina di un romanzo è detta incipit. Non so se anche l'ultima frase dell'ultima pagina abbia una denominazione particolare. Se non ce l'avesse ne propongo una io: postcipit.

In ogni caso, per quel poco che può contare la mia opinione, considero Stephen King uno dei migliori romanzieri contemporanei. Con buona pace di chi assegna il Nobel per la letteratura valutando l'impegno sociale di chi scrive, ma senza curarsi se poi le loro pagine sono magari di una noia mortale. Cominciare una storia con una frase ad effetto non è cosa facile ed è un'arte riservata a pochi. Chiudere un libro dando l'arrivederci ai lettori trovo sia il colpo da maestro di un vero fuoriclasse.


dall'ultima pagina di

venerdì 13 novembre 2015

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome.

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Alice Basso / Ed. Garzanti

I libri che parlano di libri costituiscono ormai un genere letterario a se stante che conta sempre più appassionati. Alice Basso, all'esordio con questo suo "Imprevedibile piano..." entra a gamba tesa in questo filone e compie un salto di qualità. Un romanzo avvincente che sviluppa la trama di un giallo e pagina dopo pagina cattura il lettore con le sfumature noir di una vicenda a tinte fosche che vira al rosa di una nota romantica che non guasta, il tutto condito da una giusta dose di umorismo. La storia è ambientata nel mondo dell'editoria. La protagonista è Silvana (Vani) Sarca, trentenne dal look dark e dalla vita incasinata di professione ghostwriter. Vani ha un dono: da pochi dettagli, meglio di quanto farebbe un profiler, riesce ad entrare nella testa degli autori in crisi, fare proprio il loro linguaggio, sostituirsi a loro e fare così delle "sue" pagine i "loro" bestseller. La storia si intreccia su più livelli, ad ogni livello un personaggio. C'è quel bastardo dell'editore per cui lavora (è geniale lo stratagemma con cui la protagonista riesce a farsi assumere!), c'è l'autore in crisi per cui Vani scrive un capolavoro (di cui Vani finirà per innamorarsi). C'è poi un'altra autrice, pure lei in crisi e pure lei affidata alla penna di Vani, che scompare misteriosamente. Del caso è incaricato un affascinante commissario, uno sbirro in gamba lo definisce Vani, che è chiamata a collaborare all'indagine ed avrà moto di stargli molto vicino: riuscirà a restargli indifferente? Nelle pagine di Alice Basso si affacciano altri personaggi minori che danno forza e colore al racconto: la sorella, con cui vive un rapporto conflittuale, e Morgana, la vicina di casa quindicenne in cui Vani un po' si rivede e che cerca di proteggere. "Scrivi di quello che conosci" è il titolo del primo capitolo di questo libro che rapisce il lettore fin dalle prime pagine: sembra proprio che Alice Basso la scrittura la conosca davvero bene, e la fiducia che le ha dato Garzanti con questo battesimo è significativa.

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venerdì 5 giugno 2015

Il bello del gas

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A vent’anni di distanza dalla prima edizione, ritorna per la gioia dei fan il romanzo di Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, dedicato «A chi, ogni tanto, cade. Con o senza moto».
 
Due fratelli: il Gino e l’Arturo. Dire normali è dire una bugia, perché davanti a una moto i due si trasformano. Quella per la moto è una passione tutta speciale, un amore che non ha confini, un desiderio quasi sessuale, una follia che li porta a inventare le sfide più strane. Prima soltanto sulle moto: dall’officina a casa, dall’officina al bar, da casello a casello. Poi con tutto quello che abbia un motore: bici contro macchina (in retromarcia), moto contro macchina, go-kart, pullman.
Il Gino e l’Arturo cadono, si rialzano, ricominciano, si copiano, truccano, elaborano. Sono spietati, cinici, imprevedibili, crudeli. Sono fortissimi: diventano due campioni, eroi a Monza, sulla «Gazzetta dello Sport» si celebrano le loro imprese. Sono i simboli di una fauna umana che ruota attorno al Bar degli Stupidi. Finché un giorno..
 
Marco Pastonesi è nato a Genova nel 1954. Giornalista della «Gazzetta dello Sport», scrive soprattutto di ciclismo e rugby. Tra i suoi libri, Gli angeli di Coppi, La corsa più pazza del mondo, Meo volava, Pantani era un dio, Diavolo di un corridore, Il Sei Nazioni, Ovalia e il Dizionario degli All Blacks.

Giorgio Terruzzi è nato a Milano nel 1958. Giornalista, autore, scrive per il «Corriere della Sera», «Sport Mediaset», «GQ», «Icon». Si occupa da anni di Formula 1, MotoGp e rugby per il suo club, A.S. Rugby Milano. Ha scritto, tra gli altri, Una curva cieca, vita di Achille Varzi, Fondocorsa, Ho dato l’anima e Suite 200 – L’ultima notte di Ayrton Senna.

Baldini & Castoldi
Romanzi e Racconti pag. 144 - euro 12,00

giovedì 26 marzo 2015

Pagine & pagine #13

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"Scrivo per un'infinità di motivi. Per vocazione, anche per continuare un rapporto che un avvenimento e le convenzioni della vita hanno reso altrimenti impossibile, anche per giustificare i miei sedici anni di studi non coronati da laurea, anche per spirito agonistico, anche per restituirmi sensazioni passate: per un'infinità di ragioni, insomma. Non certo per divertimento. Ci faccio una fatica nera. La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti."


brano tratto dalla quarta di copertina di:

Beppe Fenoglio
Grazanti / 1963

martedì 26 agosto 2014

Pagine & pagine #12

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"...avevo l'ingenua convinzione che scrivere dovesse essere facile. Pensavo che le parole dovessero venir fuori spontaneamente. Non mi passava per la mente che gli errori erano dei gradini per arrivare alla verità..."



brano tratto da pag. 369 di

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